Lingua greca in terra italiana

Storia di una minoranza linguistica della
Grecìa salentina

Eugenio Zito

Dipartimento di Scienze Sociali,
Università degli Studi di Napoli Federico II


Manuela Pellegrino, Lingua greca, terra italiana. Dal rimorso al riscatto?, Meltemi, Milano 2024, pp. 1-355, ISBN: 9791256150984.



In questo volume, già pubblicato in lingua inglese nel 2021 con il titolo Greek Language, Italian Landscape: Griko and the Re-storying of a Linguistic Minority (Harvard University, Center for Hellenic Studies), poi tradotto dalla stessa autrice in italiano e ripubblicato in forma approfondita nel 2024 con l’Editore Meltemi (Milano) nella collana Antropologia e cultura pubblica diretta da Berardino Palumbo e Gianni Pizza, Manuela Pellegrino racconta la storia del griko, una varietà di greco trasmessa oralmente, di generazione in generazione, nella cosiddetta Grecìa salentina. Si tratta di una parte dell’Italia meridionale, costituita da pochi comuni localizzati nella provincia di Lecce, “il tacco” della penisola, dove, tra le altre minoranze linguistiche e i diversi dialetti presenti, una piccola comunità ancora parla questa lingua poco nota ma salvaguardata dallo Stato italiano come patrimonio linguistico nazionale. Tra questi comuni c’è Zollino, paese originario dell’autrice, il che, come chiarisce lei stessa nell’introduzione, la rende, in una certa misura, un’“antropologa nativa”: «ho scelto e usato l’antropologia come uno strumento per esaminare la mia stessa realtà e districarmi nella complessa storia del griko» (p. 52).

Il libro, che è il prodotto di anni di ricerca etnografica multisituata, condotta nella Grecìa salentina, ma anche in Grecia, e di riflessione teorica sviluppata attraverso prolungati soggiorni e importanti collaborazioni internazionali, si sviluppa secondo un chiaro filo prevalentemente diacronico e si compone di una ricca introduzione, di sette capitoli e una conclusione, preceduti da una prefazione dell’autrice stessa e da due note, una sulla traduzione in italiano e l’altra sulla traduzione del griko. In particolare, i primi tre capitoli ricostruiscono in modo molto accurato il passato del griko, laddove gli altri quattro sono dedicati allo studio etnografico del presente, tra Grecìa salentina e Grecia. Complessivamente l’autrice si pone alcune domande cruciali in merito a che cosa significhi oggi “salvare” una lingua, quale sia il ruolo delle comunità locali in questo processo, e in che modo la lingua stessa possa diventare strumento di relazioni sociali, di affermazione culturale e di interessi politici.

Infatti, la storia raccontata da Pellegrino comincia proprio con il riconoscimento quale minoranza storico-linguistica, sancito dal Governo italiano nel 1999, per poi mostrare come l’economia politica del griko sia drasticamente cambiata promuovendo una più ampia rinascita culturale dell’area in cui si parla e una ridefinizione delle stesse politiche locali. In particolare, nel corso di questa storia, ripercorrendo i vari passati tentativi per far “rivivere” la lingua, l’autrice mostra le diverse modalità attraverso cui le idee sul griko sono state e sono tuttora recepite a livello locale, in un rapporto dialogico con le pratiche e gli interventi promossi da Unione Europea, Italia e Grecia. Viene, così, criticamente discusso il concetto di “morte della lingua”, da un lato mettendo chiaramente in evidenza come, in questo processo, le persone del posto abbiano continuamente creato relazioni sociali, alimentando sentimenti morali e interessi politici, trasformando la lingua e la sua complessa condizione, e dall’altro svelando le forme stesse che assume l’intrinseco nesso tra lingua e cultura nella comunità griko-salentina.

Inoltre, nel volume si colgono interessanti contaminazioni che arricchiscono la solida prospettiva antropologica e la metodologia etnografica con ambiti che vanno dalla sociologia fino ovviamente alla linguistica, passando per la ricerca storica di testimonianza. In questa prospettiva antropologico-linguistica così arricchita, applicata allo studio del griko per analizzarne il ruolo nelle dinamiche culturali, l’autrice dipana una storia avvincente, un vero e proprio percorso di testimonianza e di evoluzione, indipendentemente dal numero dei nuovi parlanti e dall’uso comunicativo quotidiano, attraverso le vicende della comunità griko-salentina. Quest’ultima ha ospitato insieme ai parlanti anche cultori e attivisti della lingua, i quali, con le loro passioni e i loro conflitti, hanno così proposto rappresentazioni e interpretazioni diverse, trasformatesi, in alcuni casi, in “ideologie linguistiche”, da intendersi anche come occasioni positive di conoscenza dialettica e di trasformazione.

Il cuore della ricerca sul campo di Pellegrino, di cui gran parte si concentra sullo studio etnografico delle associazioni culturali che si occupano di griko, si focalizza sui parlanti tale lingua, sulla loro autocoscienza e autorappresentazione che, insieme agli altri elementi osservati e analizzati nelle dimensioni diacronica e sincronica, restituiscono un quadro complesso, in grado di sfatare alcuni pregiudizi come quelli relativi alla “morte della lingua” prima accennata, che pure si ritrovano nell’immaginario collettivo della Grecìa salentina. L’idea di fondo di questa ricerca originale – idea solo in apparenza paradossale – è dunque quella secondo cui una lingua come il griko, pur perdendo gradualmente i suoi parlanti attivi, e quindi apparentemente “morente”, nella realtà continua a vivere e a rigenerarsi all’interno del contesto culturale salentino e della sua produttività sociale e simbolica in termini di crescita collettiva. Pellegrino, nel mettere così concretamente in discussione il paradigma della “morte della lingua”, mostra nello specifico come il griko non sopravviva solo per volontà nostalgica, ma attraverso una negoziazione attiva, simbolica e politica, che coinvolge, come si è detto, attori locali, istituzioni italiane, l’Unione Europea e la Grecia stessa. Si tratta in sintesi, come l’autrice puntualmente sottolinea, di un complesso processo avviato dagli stessi abitati della Grecìa salentina, per i quali dopo la Carta Europea e la Legge 492/1999 sulla tutela delle minoranze, il griko si inserisce gradualmente in un percorso di “patrimonializzazione” [Palumbo 2001, 2013, 2024] vero e proprio, teso ad accentuare i momenti di fruizione culturale e collettiva della lingua, e quindi ben oltre il suo reale uso comunicativo quotidiano. In questa prospettiva, analisi antropologica e analisi linguistica si intrecciano in un unico approccio critico alla “redistribuzione”, più che mera “conservazione” del patrimonio culturale e umano della Grecìa, che si regge sulla permanenza relazionale del griko salentino [Pellegrino 2016, 2021], non semplicemente sul piano comunicativo ordinario, ma anche artistico-performativo e socio-politico di comunità, in altri termini spostando altrove quella dimensione stessa di relazione che la lingua di per sé possiede sempre. In proposito l’autrice ben chiarisce questo complesso aspetto di vitalità, attiva sopravvivenza, autorappresentazione e proiezione nel futuro nel seguente passaggio:

Il griko continua dunque a far parte delle trame della vita quotidiana, assumendo un metasignificato che non ha solo sostituito, ma ha anche superato il suo valore e la sua funzione quale lingua di comunicazione. L’uso del griko per scopi performativi e artistici è cresciuto, mentre il suo uso come veicolo di informazioni è progressivamente venuto meno. In ultima analisi, più il griko “muore” e più “resuscita” performativamente in un processo dialettico. […] È proprio nei momenti della quotidianità in cui prevale l’uso intenzionale, seppur limitato del griko, che l’identità linguistica si per-forma, prende forma e si manifesta. […] Il griko è diventato in ultima analisi un idioma performativo e paralinguistico, una metalingua per parlare del passato al fine di ricollocarsi nel presente (p. 328).

Inoltre l’autrice ci ricorda che, a differenza della pizzica oramai da tempo in grado di dominare l’immaginario legato al Salento – esso stesso un “iper-luogo” [Palumbo 2006; Parmigiani 2019] e “un concentrico incastro di tempi e di spazi” [Pizza 2015] – quello del griko è rimasto a lungo un fenomeno di nicchia, per riemergere più recentemente con l’attuale attenzione globale rivolta alla diversità linguistica intesa come ricchezza, con la nascita e la ripresa di varie forme di relativo attivismo. Al riguardo Pellegrino mette in evidenza come un interessante sviluppo delle interazioni tra politiche rappresentative globali e ideologie e pratiche linguistiche locali sia costituito proprio dal fatto che le emergenti generazioni di attivisti del griko forniscono e si ripropongono in modo esplicito come un esempio di restanza [Teti 2022].

Uno degli aspetti più interessanti del libro è il modo in cui le diverse visioni su cosa significhi parlare griko si modulano nel quotidiano, tra chi lo considera un’eredità da custodire, chi lo usa nella poesia o nella comunicazione attiva, chi lo racconta come simbolo identitario e così via. Ciò determina, secondo l’autrice, una produttività culturale, dove la lingua diviene materia viva, capace di creare legami sociali, significati morali e istituzioni simboliche.

Il sottotitolo del libro, Dal rimorso al riscatto?, poi, richiama il lavoro di Ernesto de Martino sul tarantismo salentino [De Martino 2023(1961)] e in particolare il tema della ciclicità del fattore crisi in questo territorio su cui si concentra l’attenzione propria dell’inchiesta etnografica tradizionalmente protesa verso l’umanità sofferente e le comunità minoritarie in un’ottica gramsciana [Pizza 2015, 2024], in questo caso attraverso anche il pieno coinvolgimento della ricercatrice, e che apre al “riscatto” inteso come riappropriazione, affermazione e redistribuzione democratica del patrimonio linguistico e culturale.

Più in generale, il volume si caratterizza sia per uno stile asciutto che rende la lettura molto scorrevole, anche per i non addetti ai lavori, sia per un taglio etnografico netto ed accurato, evidente nella presentazione dei temi, nella narrazione delle storie e nella descrizione delle situazioni e degli attori sociali indagati. Così, nel suo rigoroso dipanarsi, il testo assume quasi la forma di un “romanzo” che diventa viaggio nelle proprie radici e storia viva, in grado di restituire uno spaccato originale su una lingua, una comunità, un contesto, una cultura pulsante.

In sintesi tra i suoi punti di forza ci sono certamente quello di offrire uno sguardo multidisciplinare su un fenomeno culturale poco noto, rendendolo pienamente accessibile, quello di sostenere che la vitalità di una lingua è determinata non solo dalla sua diffusione ma da complessi processi di patrimonializzazione e negoziazione culturale locale, e quello di riflettere sul ruolo politico, etico e simbolico della lingua, ben oltre la sua funzione comunicativa. Pellegrino, con la sua storia di resilienza culturale del griko, di identità collettive e di complesse dinamiche linguistiche tra memorie, ideologie e pratiche concrete degli attivisti, degli anziani parlanti e della nuova generazione, riesce così a mostrare come un piccolo patrimonio linguistico possa diventare pienamente simbolo di riscatto e comunità.

In conclusione si può certamente affermare che Lingua greca, terra italiana. Dal rimorso al riscatto? rappresenti un contributo prezioso per chi sia interessato allo studio dei fenomeni sociolinguistici, alle dinamiche culturali delle minoranze e alla vita contemporanea delle identità nel Sud Italia. Pellegrino, confezionando un testo che unisce rigore accademico, sensibilità etnografica e narrazione empatica, restituisce il griko non come elemento residuale del passato, ma come risorsa viva di vigore identitario, memoria e presente in dialogo.

Bibliografia

De Martino E. 2023(1961), La terra del rimorso, a cura di Massenzio Marcello, Torino: Giulio Einaudi editore.

Palumbo B. 2001, Campo intellettuale, potere e identità tra contesti locali, “pensiero meridiano” e “identità meridionale”, «La Ricerca Folklorica», 43: 117-134.

Palumbo B. 2006, Iperluogo, «AM. Antropologia Museale», 14 (4): 45-47.

Palumbo B. 2013, A carte scoperte. Considerazioni a posteriori su un percorso di ricerca a rischio di “patrimonializzazione”, «Voci. Annuale di Scienze Umane», X: 123-152.

Palumbo B. 2024, Heritage Populism: How a Hyper-Place Turned into a Village, in Heywood P. (ed.) 2024, New Anthropologies of Italy: Politics, History, and Culture, New York, Oxford: Berghahn Books, 309-331.

Parmigiani G. 2019, Feminism, Violence and Representation in Modern Italy: “We Are Witnesses Not Victims”, Bloomington, IN: Indiana University Press.

Pellegrino M. 2016, Performing Griko Beyond Death, «Palaver», 5 (1): 137-162.

Pellegrino M. 2021, Greek Language, Italian Landscape: Griko and the Re-storying of a Linguistic Minority, Hellenic Studies Series 89, Washington, DC: Harvard University Press, Center for Hellenic Studies.

Pizza G. 2015, Il tarantismo oggi. Antropologia, politica, cultura, Roma: Carocci Editore.

Pizza G. 2024, Margins of ‘Neotarantism’ in Contemporary Apulia, in Heywood P. (ed.) 2024, New Anthropologies of Italy: Politics, History, and Culture, New York, Oxford: Berghahn Books, 297-308.

Teti V. 2022, La restanza, Torino: Giulio Einaudi editore.