Sistemi di dono-reciprocità nel sistema economico capitalista: utopia o coesistenza feconda?

Sistemi di dono-reciprocità nel sistema economico capitalista: utopia o coesistenza feconda?

Il caso dell’Economia di Comunione nella libertà

M. Licia Paglione

Maurício C. Serafim


Abstract

This article analyzes the Economy of Communion in Freedom (EoC), an economic phenomenon that was born in 1991 in Brazil and is nowadays widespread worldwide , with some 860 companies informing their actions towards the primary objective to create a society without poverty, in order to achieve a more general aim: “make humankind one family”. Hypothesis of this article is that the EoC, due to his embeddedness in a particular cultural practice, inserts into capitalist system typical elements from a gift-reciprocity system, similar to the one observed by anthropologists in archaic and traditional societies, able to create “reciprocity” and “properly social bonds” beside the instrumental and powerfull relationships. To investigate this hypothesis the EoC is seen as a process, paying attention to the forms of exchange implemented, and as a sociological place focusing the analysis on the actions and relations system, targeting in particular three groups of actors: 1. entrepreneurs, 2. poors that are aid recipents, and 3. management committees that are centrally or locally responsible of the distribution of such aid. The research has been informed by data collected through an on-the-field observation period in Brazil, with qualitative techniques and tools (documents and interviews) and having as theoretical perspective the Paradigm of gift of the M.A.U.S.S. (Mouvement Anti-utilitariste dans les Sciences Sociales).

Keywords

Gift; Capitalistic system; Economy of communion; Reciprocity; Market company.

Economia e comunione?

Nel sistema economico contemporaneo si osserva l’emergere di fenomeni che, in risposta ai fallimenti del capitalismo, tentano di introdurre orientamenti valoriali e prassi economiche attente al bene comune.

Il nostro lavoro si concentra su uno di questi, l’Economia di Comunione nella libertà (EdC), nato già oltre 20 anni fa, nel maggio 1991, in Brasile durante un viaggio di Chiara Lubich, fondatrice e allora presidente del Movimento dei Focolari (MF), un movimento religioso, di grande influenza anche nella vita civile, originatosi a Trento durante la II Guerra Mondiale.

Nel 1991, attraversando la città di São Paulo, la Lubich rimase colpita dalle stridenti disuguaglianze economiche di quel Paese, visibili anche nel tessuto urbano, spaccato tra grandi concentrazioni di grattacieli e enormi estensioni di favelas, e bozzetto di una situazione simile presente su scala globale.

Come risposta a queste disuguaglianze, nel giro di pochi giorni, formulò una proposta, l’EdC, con lo scopo di arrivare, un giorno, a realizzare una umanità senza nessun indigente. Alla concretizzazione di tale proposta invitò i circa 250.000 membri del MF, presente in Brasile dal 1958, sollecitandoli a far nascere aziende per creare posti di lavoro e utili da condividere liberamente secondo tre scopi: 1. aiutare persone povere; 2. re-investire nell’azienda per sostenerne lo sviluppo; 3. diffondere, finanziando attività e strutture formative, una nuova cultura economica: la cultura del dare.

Oggi, a poco più di 20 anni da quell’invito, le aziende aderenti all’EdC sono oltre 860, presenti a livello planetario, alcune raggruppate in sette Poli imprenditoriali in Brasile (2), Argentina, Croazia, Belgio, Portogallo e Italia, e rispondono, di anno in anno, alle necessità di persone in stato di bisogno economico e suscitano, con la loro esistenza, l’esigenza di un approfondimento teorico interdisciplinare che ha dato vita finora a circa 300 tesi di laurea e dottorato[1], pubblicazioni, convegni internazionali, corsi universitari[2].

Economia di Comunione: un fenomeno economico immerso nel MF

L’EdC vive immersa nel MF, un movimento religioso, di grande influenza anche nella vita civile, nato a Trento durante la II Guerra Mondiale ed oggi presente in 182 Paesi del mondo, con circa 141.400 membri e oltre 2.000.000 di simpatizzanti. Sebbene nato in ambito cattolico, vi appartengono anche persone di altre confessioni cristiane, altre religioni e senza particolari riferimenti religiosi, accomunati da un medesimo obiettivo: realizzare un mondo più unito, secondo le parole del vangelo “Che tutti siano uno” (Gv 17,21), o, come si usa dire nel linguaggio focolarino, fare dell’umanità una famiglia, attraverso una prassi quotidiana che si ispiri all’amoreevangelico.

Il MF appare una comunità internazionale di persone, legate da rapporti nutriti da questo principio [ Cambón 2009], e capace di esprimere, a partire da esso, una propria prospettiva culturale che abbraccia, immergendolo nei suoi valori e orientandolo alla sua finalità, ogni aspetto del vivere umano. Riguardo, ad esempio, all’aspetto economico, fin dagli anni ’40 tra i membri del MF, e non solo, si attuava una prassi, definita comunione dei beni (CB), secondo la quali i beni venivano condivisi liberamente, come si ritiene fosse tra i primi cristiani, per realizzare una comunità senza indigenti. La CB non era una forma di donazione unilaterale, ma una sorta di scambio in cui un dare incondizionale sollecitava chi riceveva a dare a propria volta , facendo tornare ai primi donatori, moltiplicato, il dono iniziale. Era uno scambio non bidirezionale, ma aperto, tendente, cioè, ad allargarsi, includendo altri oltre i partners iniziali, e generalizzato [Salhins 1980], nel senso che il contraccambio, seppure normalmente esisteva, non era stabilito ex-ante né rispetto ai modi, né rispetto ai tempi, né rispetto ai destinatari.

La CB nel MF è continuata negli anni, fino ad oggi, sostenuta da una particolare concezione della vita economica chiamata, per contrapposizione ad una cultura dell’avere, cultura del dare [Araujo 1999, 489-510; Sorgi 1992, 55-91]. In essa il dare è inteso come “amore in atto” [Araujo 2005, 865], come un modo per rendere operativo l’amore, scoperto come la strada privilegiata per realizzare unità, comunione. L’amore, nella prospettiva focolarina, non si traduce in una vaga intenzione sentimentale, ma in atti concreti, efficaci, incondizionati da ciò che porteranno in cambio, aperti a tutti, senza discriminazioni. Il dare ispirato a questo amore riguarda le persone nella loro interezza e non solo i beni materiali, che sono usati come mezzi per scopi di natura non solo economica, ma anche sociale: rafforzare i legami. Il dare-amore, infatti, trova la sua pienezza quando diventa reciproco, creando unità, comunione, materiale e relazionale.

Immersa in questa “prassi culturale” [Leite 2007]sperimentata per quasi cinquant’anni, nel 1991, di fronte alla povertà e alle disuguaglianze incontrate in Brasile, emerge l’EdC. Essa nasce anche pienamente inserita nel sistema economico capitalista, introducendovi, però, alcune innovazioni riguardanti i fini dell’attività economica e l’organizzazione del processo produttivo e redistributivo della ricchezza.

EdC: sistema di dono - reciprocità nel sistema economico capitalista monogamico?

Ipotesi di questo articolo è che l’EdC, per via della sua “immersione”[Polanyi 1974, 71] in una particolare “prassi culturale”, inserisca elementi tipici di un sistema di dono-reciprocità, simile a quello osservato dagli antropologi nelle società arcaiche e tradizionali [Malinowski 1972; Mauss 2002], nel sistema economico capitalista e sia così capace di creare, accanto ed intrecciata allo scambio di mercato e alla redistribuzione, “reciprocità”[Polanyi 1978] e, accanto ed intrecciati a relazioni strumentali e di potere, “legami propriamente sociali” [Godbout 2002, 22]odi dono.

Per controllare tale ipotesi l’EdC è osservata come un “processo”[Swedberg 2005], prestando particolare attenzione alle forme di scambio che in esso si realizzano, e come “luogo sociologico”[Sorgi 1992, 58] nel suo intreccio di azioni e relazioni, focalizzando lo sguardo sull’intero sistema e, in particolare, su tre suoi attori: gli imprenditori, i poveri destinatari degli aiuti e le commissioni che a livello centrale e locale si occupano di distribuire tali aiuti. L’osservazione si è avvalsa, per la rilevazione dei dati, di un periodo sul campo in Brasile e di tecniche e strumenti di ricerca qualitativi (documenti ed interviste) e, per la loro analisi, della prospettiva teorica del Paradigma del Dono del M.A.U.S.S.(Mouvement Anti-Utilitariste dans les Sciences Sociales)[3].

Il dono-reciprocità e il suo sistema

Con “sistema di dono-reciprocità” intendiamo il particolare sistema di scambio scoperto dagli antropologi come universalmente diffuso nelle società arcaiche e tradizionali, costituito da un triplice obbligo di dare, ricevere e ricambiare, la cui funzione era quella di creare e rafforzare i legami sociali. Motore di questo sistema era la forza contenuta nel dono (hau in lingua maori) che suscitava in chi riceveva l’obbligo di ricambiare. Tale obbligo era di natura paradossale in quanto restava sempre libero: il donatario poteva indirizzare il controdono ad altri diversi dal primo donatore, non era condizionato né nei modi, né nei tempi, né per l’entità o, addirittura, poteva non ricambiare affatto. Inoltre il dono, sebbene sembrasse totalmente gratuito, mostrava al fondo un interesse, anche utilitaristico. Era una prestazione dal “carattere volontario, per così dire, apparentemente libero e gratuito, e tuttavia obbligato e interessato” [Mauss 2002, 157], capace, grazie a questa paradossalità, di non esaurirsi in un’azione isolata, ma di realizzare azioni reciproche, cioè rel-azioni, legami[4], mostrandosi come legge sociologica originaria di tutte le società. Anche di quelle contemporanee dove, secondo gli studiosi del M.A.U.S.S., il dono continua ad essere ben presente come “operatore privilegiato di socialità”[5] grazie al suo valore specifico, distinto da quelli d’uso e di scambio: il “valore di legame”[Godbout 2008, 117]. Esso fa sì che il dono, circolando, crei legami caratterizzati da un tipo di reciprocità “personalizzata”[Salsano 2008, 36], cioè che valorizza l’identità dei partners, non strumentale, “differita” (nel tempo) [Salsano 2008, 36], “incondizionale” [Bruni 2006, 112], cioè non stabilita da un contratto, ma da una scommessa incerta rispetto al contraccambio e libera, cioè non esistente incondizionatamente [Caillé 1998, 124].

Da qui i teorici del M.A.U.S.S. elaborano un “modello” d’azione sociale, definito da moventi misti (obbligo/libertà-interesse/gratuità) e da una logica paradossale dell’“incondizionalità-condizionale”[Caillé 1998, 113], utile strumento euristico per osservare empiricamente un dono autentico e completo. Senza nascondere le profonde ambivalenze del dono[6], essi ritengono che la sua autenticità e la sua completezza dipendano dall’intenzione che lo muove e dai risultati che genera. Un dono autentico non è mosso dall’intenzione di ricevere, sfoggiare grandezza, umiliare o schiacciare il donatario, ma di dare gratuitamente nell’intento e con il risultato di “alleviare la pena dell’altro” [Seneca in Godbout 2008, 144] e creare legami liberi [Gasparini 2004, 205]. Adottare per la ricerca empirica questo modello chiede di osservare non solo ciò che circola, ma anche il suo senso - intenzioni dell’azione (per i donatori e i donatari) - ed i suoi risultati, realizzando un’analisi relazionale che consideri sia il donatore, sia il donatario [Godbout 2008, 147].

Un sistema di dono costituisce una rete di circolazione di beni, o forma di scambio, “immersa” (embedded) nella società e influenzata dalle sue norme, dalla sua cultura, dai suoi valori [Polanyi 1980, 146], distinta da quella del mercato (caratterizzata da movimenti bilaterali e da un sistema di mercato autoregolato) e da quella redistributiva dello Stato (caratterizzata da movimenti appropriativi in direzione del centro e successivamente provenienti da esso e da un centro organizzato), definita reciprocità (movimenti tra gruppi simmetrici). In ogni società una di queste tre forme di scambio appare dominante, anche se nessuna di esse scompare mai totalmente [Polanyi 1980, 151], ma piuttosto coesiste con le altre [Salsano 2008, 38].

Ad ognuna delle tre forme di scambio corrisponde un tipo di legame: relazioni “propriamente sociali” nello scambio basato sulla reciprocità del dono, “di interesse”, nello scambio di mercato, in cui c’è una sorta di reciprocità, che, diversamente da quella del dono, richiede certezze condizionali, si fonda sul calcolo e segue logiche strumentali, e “di potere”, nella redistribuzione statale, dove manca la reciprocità e c’è asimmetria tra i partners [Godbout 2002, 22]. Mentre nel dono-reciprocità i beni sono al servizio della creazione e del consolidamento dei legami personalizzati, nello scambio di mercato e nella redistribuzione le relazioni sono spersonalizzate e strumentali alla circolazione dei beni.

Dono e Amore

Nel senso comune e in molta parte del pensiero contemporaneo, il dono, per la dimensione di gratuità che lo nutre, è identificato con un tipo di amore, di solito definito agape, disinteressato al contraccambio, privo di razionalità e motivazione, simile alla pura perdita.

La pura perdita non pare però sufficiente a descrivere il dono, che sebbene si possa considerare “linguaggio dell’amore” [Godbout 1998, 30], esprime un tipo di amore più completo: non solo agape, ma anche philía e éros [Pulcini 2005, 183]. La philía, rispetto all’agape, reintroduce nel dono l’intenzionalità e il reciproco riconoscimento, senza perdere elementi di gratuità. Essendo però selettiva e non universale, la philía non è identificabile tout court con il dono, a meno che non si apra ad accettare il rischio di un’assenza di ricambio. Questa apertura, tuttavia, nel dono, diversamente che nell’agape, contiene una profonda motivazione, il “desiderio di dare”[Godbout 2002, 29] ed il “bisogno di appartenere”[Pulcini 2005, 194], rivelatrice della presenza, nel dono, anche dell’éros, platonicamente inteso come desiderio di ciò che manca.

Il dono, dunque, sebbene non possa esistere senza gratuità dell’agape, non pare identificabile solo con questa, ma essere “effetto della reciproca contaminazione delle diverse forme dell’amore” [Pulcini 2005, 195].

Il capitalismo e il suo sistema monogamico

Il sistema capitalista contemporaneo si caratterizza, rispetto ad altri sistemi economici storicamente comparsi, per la specifica modalità con cui attua la distribuzione dei beni e dei servizi, lo scambio di mercato, e per la sua finalità che non è primariamente il consumo, ma l’aumento della produttività attraverso criteri di efficienza [Swedberg 2005, 1-9]. Al mercato, che, in questo processo, occupa il ruolo più rilevante, dagli anni Trenta si è aggiunta un’appendice, rappresentata dallo Stato, il cui compito è garantire l’equità, redistribuendo la ricchezza prima prodotta dal sistema economico.

Oggi, con più o meno importanza attribuita allo Stato e nonostante tanti limiti, questo sistema economico-socialemonogamico”[Salsano 2008, 36], retto da due sole istituzioni, o “dicotomico”[Bruni, Zamagni 2004, 17], funzionante con una logica dei due tempi (crescita di ricchezza e successivamente sua redistribuzione), è il dominante.

L’EdC e il suo sistema

L’EdC, immersa al tempo stesso nel MF e in questo sistema economico, può essere osservata secondo diverse prospettive. Qui la guardiamo come un processo messo in atto da vari attori che interagiscono all’interno di un sistema di azioni e di relazioni sociali e attuano diverse forme di scambio.

Forme di scambio, azioni e relazioni

Nell’EdC, ad uno primo sguardo, sembrano coesistere due delle forme polanyiane di scambio: scambio di mercato, di cui sono protagoniste le imprese, e redistribuzione, operata dalle commissioni centrale e locali. Questa coesistenza costituisce, anzi, una specificità che permette all’EdC di superare la “logica dei due tempi”, tipica del sistema economico capitalista monogamico, unificando il momento della produzione di ricchezza, normalmente affidato al mercato, e quello dell’impegno per l’equità, normalmente affidata alla redistribuzione statale [Zamagni 2000, 57].

Guardando più in profondità, però, queste due forme di scambio appaiono accompagnate da una terza, la reciprocità, che sembra essere, anzi, prioritaria rispetto alle altre due (figura 1), le quali 1. si realizzano immerse all’interno di strutture di reciprocità preesistenti, cioè nella comunità del MF, in cui le persone, considerandosi uguali e fratelli, realizzano già forme di scambio di reciprocità, come la CB; 2. esistono allo scopo e con l’effetto di incrementare la comunione materiale e di rafforzare legami di famiglia, dunque in supporto alla reciprocità.

Figura 1. EdC e reciprocità

EdC e reciprocità

Ciò è ancora più evidente osservando a livello micro le dinamiche sociali, sia nelle imprese, sia nella redistribuzione (figura 2 e figura 3). L’agire qui appare mosso da moventi misti (obbligo, libertà, interesse, gratuità), simili a quelli del dono, con la predominanza tra essi di uno, definito amore, gratuito e incondizionato (“amare per primi” nel linguaggio dell’attori osservati), universale (“amare tutti”), personalizzato (“farsi uno”) e capace di creare un “clima di incondizionalità”[Caillé 1998, 122] in cui ognuno è spinto a dare a propria volta (“amore reciproco”), generando scambi di reciprocità, che superano anche il sistema dell’EdC, e legami di dono.

Figura 2. Scambio di mercato e reciprocità

Scambio di mercato e reciprocità

Figura 3. Redistribuzione e reciprocità

Redistribuzione e reciprocità

Ciò che circola, il suo senso ed i suoi risultati

La presenza di un dono autentico e completo può essere comprovata osservando nell’EdC non solo 1. ciò che circola, ma anche 2. il suo senso e 3. i suoi risultati (tabella 1):

le cose circolano nella forma dello scambio di mercato, della redistribuzione e della reciprocità. Quest’ultima, ponendosi come base nella quale le altre due si incastonano e come mèta per la quale le altre due esistono, sembra avere un posto privilegiato;

il senso primo del dare e del ricevere è un tipo di amore molto simile a quello a cui è riconducile il dono: “effetto della reciproca contaminazione delle diverse forme d’amore” (agape, éros, philìa);

i risultati del dare sembrano quelli propri di un dono autentico e completo:

a) la risoluzione dei problemi di povertà sul piano materiale, cioè “alleviare la pena dell’altro” [Seneca in Godbout 2008, 144],

b) il rafforzamento e la creazione di “legamipropriamente sociali” o di dono o, nel linguaggio focolarino, di “comunione”.

Tabella 1. Sistema di dono e sistema EdC

 Sistema di dono autentico e completoSistema EdC

Ciò che circola/Forme di scambio

Senso di ciò che circola

Moventi dell’azione Logica dell’azione

Effetti dell’azione

dono/reciprocità

gratuità

obbligo/libertà-interesse/gratuità incondizionalità condizionale

efficienza (“alleviare la pena dell’altro”- Seneca)

legami/reciprocità

dono/scambio di mercato/redistribuzione

amore

obbligo/libertà –interesse/gratuità

incondizionalità condizionale, condizionalità, incondizionalità

efficienza (“farla finita con la povertà”-Odette)

legami di famiglia/comunione

Legami

liberi, non strumentali, personalizzati, basati su una reciprocità incondizionale,

-> di dono - propriamente sociali

liberi, non strumentali, personalizzati, basati su una reciprocità incondizionale (amore)

-> di comunione


Beni, servizi e loro valore di legame

Osservando il valore di ciò che circola, si nota che, nelle imprese EdC, un prodotto venduto diventa mezzo per costruire relazioni durature e, nella redistribuzione, l’aiuto monetario, oltre che avere una utilità materiale, rafforza i legami.

Nel sistema EdC, dunque, come nei sistemi di dono, i beni (e i servizi) sembrerebbero avere, oltre che un valore di scambio ed un valore d’uso, un “valore di legame”, chiamato dagli attori EdC “amore”. Esso esprime “l’importanza della relazione che esiste tra i partners, l’importanza dell’altro indipendentemente da ciò che circola” [Godbout 2008, 117].

Tra questi tre valori (d’uso, di scambio e di legame), coesistenti nei beni e nei servizi che circolano nell’EdC, il valore di legame sembra predominante: gli altri due, infatti, sembrano esistere perché l’amore possa esprimersi meglio.

EdC: sistema di dono-reciprocità nel sistema capitalista monogamico tra coesistenza e primato

Forme di scambio di reciprocità ed elementi di un sistema di dono sono significativamente presenti nel sistema EdC. Tuttavia, per la presenza di altre forme di scambio, l’EdC non può essere considerata un sistema di dono-reciprocità assoluto, ma, piuttosto, un originale fenomeno di coesistenza [Salsano 2008, 109] delle forme polanyiane dello scambio, la cui originalità consiste nel primato della reciprocità rispetto alle altre.

L’originale coesistenza poi riguarda anche i tipi di agire e i tipi di legame: nell’EdC un tipo di agire mosso innanzitutto da gratuità e guidato da “incondizionalità” e tipi di “legamipropriamente sociali”, o, in termini focolarini, “di famiglia” o “di comunione”, coesistono con un agire condizionale e relazioni di tipo contrattuale, tipici del sistema economico, e con un agire altruistico e relazioni che potrebbero essere di potere, tipiche del sistema redistributivo. L’originalità di tale coesistenza sta nel “sopravvento dell’elemento amore” [Lubich 2003, 8], cioè nel primato dell’incondizionalità e della gratuità, che costituisco il “clima specifico” [Caillè 1998, 124] nel sistema EdC capace di trasformare le relazioni in legami di dono.

Sebbene l’EdC non sia un sistema di dono-reciprocità assoluto, dunque, essa riesce ugualmente a svolgere la funzione sociologica tipica del dono, creando comunione non solo a livello materiale, ma anche relazionale, e non solo alla fine del processo economico, attraverso la condivisione degli utili aziendali, ma in ogni momento di esso, realizzando una sorta di re-immersione dell’economia nella società che rende l ’economico mezzo e luogo di maggiore integrazione sociale.

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[1] Disponibili anche online: http://www.ecodicom.net/tesi.php

[2] Per maggiori informazioni si rimanda anche al sito ufficiale di tale proposta, www.edc-online.org, da cui sono stati tratti anche questi dati.

[3] Tra i principali esponenti del M.A.U.S.S., nato in Francia dagli inizi degli anni ’80 nell’intento di proporre un Terzo Paradigma per le scienze sociali, alternativo ai due principali, l’olismo e l’individualismo metodologico e ispirato agli studi antropologici sul dono di M. Mauss, ci sono Gerard Berthoud, Alain Caillè, Jacques T. Godbout, Jean-Luis Laville, Serge Latouche, Guy Nicholas. In questo lavoro i riferimenti principali sono i sociologi A. Caillè e J.T. Godbout.

[4] “ogni prestazione di beni e servizi effettuata, senza garanzia di restituzione, al fine di creare, alimentare o ricreare il legame sociale tra le persone” [Godbout 2002, 14].

[5] Definizione usata in vari testi degli studiosi del M.A.U.S.S.

[6] Il dono, come il suo stesso vocabolario rivela, infatti, può essere gift-dono, in inglese, ma anche gift-veleno, in tedesco [Caillè 2008, 32-33].

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