Fedir Kindratovyč Vovk

Fedir Kindratovyč Vovk

Una vita per l’antropologia

Tamara Mykhaylyak

Dipartimento di Scienze Sociali – Università di Napoli Federico II

Abstract. This paper recounts the life of Fedir Kindratovyč Vovk who is now considered the founder of Ukrainian Anthropology. His numerous travels and long stays in Europe allowed him not only to extend his anthropological and ethnographic studies while refining research methodologies, but also become a crucial reference point for the dissemination of scientific knowledge abroad. Great emphasis is therefore, placed on the last thirteen years of his life, a period during which Vovk devoted himself to the creation of the School of Anthropology in Saint Petersburg, the cradle of a new cultural era that has permanently marked, ever since, the future of russian anthropologists.

Keywords. Ukrainian Anthropology, Russian Anthropology, School of Anthropology.

Premessa

Fedir Kindratovyč Vovk[1] (Figura n. 1), considerato il padre dell’antropologia ucraina, è stato il primo scienziato a dare il via a indagini antropometriche su larga scala in Ucraina. Il suo frequente peregrinare e la lunga permanenza in Europa gli hanno consentito di approfondire le sue conoscenze antropologiche ma pure etnografiche, diventando punto di riferimento importante per il mondo accademico nonché propulsore della diffusione del sapere scientifico ucraino a livello internazionale.

Figura 1. Ritratto di Fedir Kindratovyč Vovk, 1914.

L'eredità di Vovk conta più di seicento opere pubblicate in diversi paesi del mondo. I suoi meriti nell’ambito antropologico sono stati riconosciuti e premiati sia in patria che all'estero. In Francia, in momenti diversi, riceve due medaglie di bronzo, una che commemora la figura di Paul Broca e l’altra in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Nel 1905, consegue il Dottorato in Scienze Naturali presso l’Università della Sorbona e nel 1906 vince il premio Karl Bar istituito dall'Accademia Russa delle Scienze. Nove anni più tardi viene premiato dalla Società Geografica Russa con la medaglia d'oro che rievoca la figura del geografo Pëtr Petrovič Semënov-Tjan-Šanskij e nel 1916 la Francia lo insignisce della Légion d'honneur. Nel 1917 gli viene conferito il titolo di Dottore Honoris Causa dall'Università di San Pietroburgo [Franko O. O. 2006a, 65].

Come assertore convinto di un’Ucraina caratterizzata da proprie, sostanziali specificità storiche e culturali, dopo la morte, i suoi lavori furono volutamente dimenticati perché mal si conciliavano con l’ideologia uniformatrice di stampo sovietico [Vitolin 2017]. Di contro, negli anni successivi al crollo del regime comunista, numerosi storici ed etnografi ucraini, come Oksana Omel’janivna Franko, Vsevolod Ivanovyč Naulko e Olena Grygorievna Taran possono rivalutare e valorizzare il prezioso lascito di Vovk.

Gli esordi della carriera accademica e la forzosa ma fruttuosa emigrazione in Europa

Classico esempio di studioso ottocentesco poliedrico ed eclettico, Vovk è aduso alla frequentazione di contesti scientifici e ambiti di ricerca diversi, dalle scienze naturali a quelle mediche, dall’antropologia all’archeologia, dall’etnografia al folklore con importanti incursioni anche nel mondo della politica. Proponiamo qui una prima ricognizione di tali molteplici strade, di tali interessi che sovente in parallelo questo studioso portò avanti nel tempo, riservandoci in nostri prossimi scritti di approfondire nel dettaglio la “vena” più specificamente antropologica di un ricercatore assolutamente prolifico a cui si debbono, come detto, ben seicento pubblicazioni. Cerchiamo in definitiva di ricostruire qui di seguito la “vita” scientifica di Vovk con le sue intersezioni e i suoi affacci in ambiti variamente prossimi.

Iniziamo dunque dagli esordi. Fedir Kindratovyč Vovk nasce nel 1847 da una famiglia cosacca a Krjačkivka, un villaggio facente parte del governatorato di Poltava. Una volta terminato il liceo, decide di proseguire gli studi superiori prima presso l’Università di Odessa e dal 1867 a Kiev dove il suo interesse per la chimica, la botanica e la zoologia[2] si allarga ben presto all’anatomia comparata, all’antropologia fisica e all’etnografia. Dal 1874 al 1876, Vovk si adopera fattivamente alla creazione della succursale sud-ovest della Società Geografica Russa; si assume qui il compito di elaborare una procedura che organizzi la raccolta di dati eminentemente di natura etnografica provenienti da spedizioni e campagne di ricerca. Si occupa pure della loro ordinata catalogazione nella sede della società. Partecipa inoltre al Terzo Congresso Archeologico tenutosi a Kiev nei mesi di agosto e settembre 1874 occupandosi dell’allestimento di una mostra di reperti archeologici e dell’organizzazione di escursioni scientifiche. Si dedica inoltre alla recensione di articoli di natura folklorica sulle fiere contadine, i decori ornamentali e i proverbi popolari delle regioni ucraine.

In quegli anni, il territorio ucraino era sotto il dominio di due imperi. Dell’impero russo facevano parte i governatorati di Kiev, Charkiv, Poltava e černigiv contraddistinti dall’appellativo di Piccola Russia. La Russia Meridionale comprendeva invece i governatorati di Ekaterinoslav, Cherson, Tauride e parte della Bessarabia, mentre alla Russia Occidentale facevano capo i governatorati di Volinia e Podolia. Pertanto, le terre del Regno della Galizia e Lodomiria, la Bucovyna e l’Ungheria dovevano intendersi parte dell’impero austriaco, definito in seguito Impero austro-ungarico. Alla luce di questa separazione e a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, la visione di un’Ucraina considerata come un’unica nazione iniziava pian piano ad acquisire concretezza e ad accendere gli animi dei patrioti e attivisti politici, in particolar mondo nella città di Kiev. Sospinto da tale fervore, Vovk, parallelamente alla sua attività di ricercatore, inizia ad intrecciare relazioni con i vari movimenti politici tra cui i narodniki, (i populisti), ovvero i fautori dell'emancipazione delle masse contadine, della fine dell'autocrazia zarista e della creazione di una società socialista, nonché a confrontarsi con le menti dell’intellighenzia locale e con i sostenitori della società Gromada, un’organizzazione a favore della salvaguardia della cultura, delle tradizioni e della lingua ucraina. Durante quegli anni Vovk conosce per l’appunto personaggi illustri come il politico e folklorista Mychajlo Petrovyč Dragomanov, lo storico Volodymyr Bonifatijovyč Antonovyč e l’etnologo Pavlo Platonovyč Čubync’kyj, con i quali può condividere, oltre alla passione per gli studi etnografici anche quella per la politica e per un’Ucraina unitaria.

Nel maggio del 1876, sotto il regime dello zar Alessandro II, con l’entrata in vigore dell’Emskij ukaz, un provvedimento legislativo fortemente costrittivo, il nuovo fermento politico e i conseguenti orientamenti rivoluzionari subiscono però una drammatica battuta d’arresto. Tale legge istituirà per lungo tempo una serrata censura che imporrà il divieto di diffusione di opere e riviste scientifiche, dell’insegnamento stesso della lingua ucraina nelle scuole e finanche di rappresentazioni teatrali e concerti. A tal riguardo, la diffusione di qualsiasi testo ucraino doveva essere sottoposta al vaglio delle autorità e all’ottenimento di permessi specifici. La narrativa e la prosa ucraina dovevano essere “annacquate”, blande e superficiali nei toni e nei temi, per la serrata critica imperiale che non poteva permettere a qualsivoglia manifestazione di sentimenti patriottici o nazionalistici di prendere il sopravvento. L’entrata in vigore di questa legge mette in serio pericolo la libertà di Vovk che, per evitare di essere arrestato insieme agli altri attivisti ucraini, è costretto a trasferirsi in Europa. La legge dell’Emskij ukaz non venne mai abolita, stemperandosi solo dopo un trentennio dalla sua promulgazione quando il Manifesto d’Ottobre firmato da Nicola II nel 1905 ne ridusse, appunto, il rigore [Gruševc’kyj 1915, 104-105].

Per scongiurare la prigione, Vovk, nel 1879, si stabilisce dunque in Romania rimanendovi fino al 1882. Qui può nuovamente assecondare le sue molteplici curiosità scientifiche. Spazia dalla storia al folklore religioso occupandosi di vita e opere dei santi Cirillo e Metodio, considerati i patroni di tutti i popoli slavi. Sempre in quegli anni, grazie ad alcuni viaggi nella regione rumena Dobrugia, porta avanti una delle prime ricerche sulla vita dei cosacchi e descrive gli usi e i costumi di questa antica comunità di origine militare. Tali ricerche susciteranno l’interesse del succitato Dragomanov, anch’egli costretto ad espatriare in Europa per motivi di ordine politico.

Nel 1887 ritroviamo Vovk a Parigi ove soggiornò a lungo sino al 1905. All’età di quarant’anni, nonostante le difficoltà e le ristrettezze economiche, decide di approfondire le sue conoscenze di antropologia fisica presso l’Università della Sorbona. Qui stringe amicizia con Joseph Deniker, un antropologo di origine russa che lo invita a frequentare la Scuola di antropologia presso la Société d’Anthropologie de Paris. Al termine del percorso universitario parigino, a dir la verità assai diluitosi nel tempo, Vovk prepara la tesi di dottorato dal titolo Variations squelettiques du pied chez les primates et dans les races humaines [Volkov 1905]. Tale ricerca, durata più di tre anni, si è basata sull’esecuzione di circa quarantamila misurazioni atte a rilevare il processo evolutivo del piede dell’Homo sapiens. Attraverso l’analisi del materiale osteologico Vovk intende definire le differenze morfologiche delle varie razze umane [Anthony 1901, 705-706]. Durante i lunghi anni spesi per il conseguimento del dottorato Vovk prosegue la sua attività di ricerca presso il laboratorio della Scuola di antropologia di Parigi attraverso la comparazione dei dati precedentemente raccolti con quelli provenienti da alcuni musei francesi. Negli anni Novanta Vovk frequenta pure dei corsi a l’École d’Anthropologie e all’École des Hautes Études mentre al contempo effettua ricerche presso il Musée national d’histoire naturelle e il Musée d’ethnographie du Trocadéro [Franko O. O. 2006b, 45]. Alterna un approccio antropologico-fisico ad uno folklorico quando, tornando a viaggiare, tra l’agosto e l’ottobre del 1891 si trasferisce momentaneamente in Spagna per raccogliere materiali sulle tradizioni del popolo basco.

Come già era avvenuto in passato, la fame di conoscenze gli impone quindi di allargare nuovamente il ventaglio dei suoi studi. Inizia così a seguire non solo i corsi di antropologia tenuti da Paul Topinard e Hamy Ernest Théodore, ma anche quelli di geologia e di archeologia di Gabriel de Mortillet, le lezioni di sociologia di Charles Létourneau e quelle di etnografia comparativa di Adrien de Mortillet [Taran 2007, 4]. Al contempo non si priva dell’opportunità di partecipare costantemente alle attività di altri sodalizi scientifici francesi nel campo della preistoria e dell’escursionismo archeologico. Sul piano del metodo l’approccio è decisamente comparativo con “vocazione” ad un enciclopedismo che tenta confronti ad amplissimo raggio[3].

La permanenza in Francia non gli fa però dimenticare la nativa Ucraina che “frequenta” a distanza grazie a ulteriori suoi studi spesso in campo folklorico. È in questo periodo che il suo connazionale Ivan Jakovyč Franko, poeta, storico, pubblicista ed etnografo, lo invita a scrivere alcuni articoli sulla cultura ucraina per conto dell’enciclopedia ceca Ottov slovnik naučny. Il 29 maggio 1888, Franko spedisce a Praga i saggi di Vovk, invitando i redattori dell’opera a garantirsi ancora la collaborazione dello studioso, sottolineandone la notevole conoscenza delle tradizioni ucraine, rumene e bulgare [Franko I. Ja. 1986 vol. 49, 147, 162-163]. Negli anni a venire, i due conterranei intratterranno una fitta corrispondenza, nella quale Vovk chiederà più volte a Franko di fargli avere notizie e informazioni su una svariata pletora di usanze tradizionali tra le quali il rito del taglio dei capelli praticato dagli antichi slavi, le leggende che narravano di tuoni e fulmini e l’introduzione del cristianesimo nelle terre di Galizia. Lo invita inoltre a procurargli testi relativi al rito del matrimonio e ai canti nuziali, da cui ricava dei saggi che verranno poi pubblicati sulla rivista francese Revue des traditions populaires[4].

Era ferma intenzione di Vovk di rendere noti i risultati dei suoi numerosi studi non soltanto all’estero, ma anche in patria: sempre grazie al sostegno di Franko, che all’epoca viveva e lavorava a Leopoli, i suoi lavori vengono resi pubblici in alcune riviste locali ucraine.

Il desiderio di mantenere una relazione con la patria si traduce in una attività di divulgazione di tutto rispetto che per volontà del medesimo Vovk segue due strade: da un lato egli informa l’entourage scientifico ucraino su ciò che viene studiato e pubblicato in ambito europeo non mancando, all’opposto, di far conoscere all’estero le ricerche di suoi connazionali svolte in campo antropologico e folklorico ma pure archeologico e geografico.

Lo studioso trasferisce perciò in patria, attraverso numerose pubblicazioni su riviste e giornali tra cui Kievskaja Starina, Ukrainskij vestnik, Literaturno-naukovyj visnyk, Archeologičeskaja letopis’ Juga Rossii, Delo e Žitje i slovo, informazioni relative alle scoperte scientifiche avvenute in occidente [Taran 2007, 5].

Figura 2. Al centro di questa fotografia, da sinistra verso destra, sono raffigurati in prima fila Vovk (con le gambe incrociate e una mano poggiata sul ginocchio), lo storico e politico Mychajlo Sergijovyč Gruševs’kyj, il poeta Ivan Jakovyč Franko in compagnia di insegnanti ed allievi del corso dedicato agli studi della cultura ucraina organizzato a Leopoli nel 1904 con il patrocinio della Società Scientifica di Ševčenko.

Di converso Vovk contribuisce a divulgare, attraverso gli organi di stampa della Société d’Anthropologie de Paris, i risultati dei lavori scientifici fatti da antropologi, archeologi ed etnografi ucraini. Quando nel dicembre del 1895 viene eletto membro di questa società, Vovk presenta una relazione sul ritrovamento di antiche monete d’oro avvenuto durante gli scavi eseguiti da V. Antonovyč a Kiev, un sunto dei saggi etnologici di M. Dykar’ov e P. Lytvynova-Bartoš ed infine ben otto audio-registrazioni di canti popolari raccolti da V. Alčevs’kyj nei governatorati di Kiev e Charkiv. Successivamente, su iniziativa di Vovk, altri due ricercatori ucraini divengono membri della Société.

Un importante “vetrina”, sia per lui come studioso che per la madrepatria, è l’Esposizione Universale di Parigi nel 1900. Sebbene l’evento abbia come focus primario la promozione dello sviluppo industriale, economico e commerciale degli stati partecipanti all’epocale kermesse, molte sono pure le mostre che all’interno dei padiglioni nazionali magnificano l’antica storia e le prestigiose tradizioni di ogni paese. Ciò spiega il fatto che in concomitanza con l’expo parigino si tiene il Congresso dei Folkloristi e il Congresso Internazionale di Archeologia Preistorica e Antropologia Archeologica a cui Vovk partecipa riuscendo parimenti a coinvolgere a vari livelli diversi suoi connazionali. Inoltre, presso la Société d’Anthropologie de Paris lo studioso allestisce una mostra nella quale sono presentate le fotografie di ritrovamenti archeologici provenienti dal governatorato di Kiev nonché raffiguranti la quotidianità del popolo ucraino, in particolar modo, dei contadini.

Dalla divulgazione alla didattica. Dal 1901 al 1905, su richiesta del biologo e premio Nobel Il’ja Il’ič Mečnikov e dello storico Maksim Maksimovič Kovalevskij, Vovk inizia ad insegnare nella Scuola Russa di Studi Superiori istituita presso l’ateneo parigino e frequentata anche dagli oppositori del regime zarista tra i quali spiccavano personalità di rilievo come Lev Davidovič Trockij e Vladimir Il’ič Lenin. Il primo corso, dal titolo Le basi dell’antropologia, comprende 32 lezioni in cui viene esaminato il ruolo della disciplina all’interno delle scienze umane partendo dalla definizione dell’oggetto di studio, mettendo poi a fuoco gli obiettivi e quindi le metodologie. Il secondo corso invece è prevalentmente incentrato sull’etnografia comparativa [Taran 2007, 5-6]. La platea non è soltanto composta da rifugiati russi e ucraini, ma pure da studiosi provenienti da diversi paesi europei.

Dalla scuola francese a quella di San Pietroburgo in ossequio a un evoluzionismo classico

Nello stesso anno in cui consegue il titolo di dottore, Vovk ottiene finalmente il permesso di tornare in Russia, ma non in Ucraina e pertanto l’ultimo periodo di vita di quest’uomo di scienza è legato alla città di San Pietroburgo. Qui vivono e lavorano molti dei suoi colleghi che sono anche i membri della Società Antropologica Russa presso l’Università di San Pietroburgo (SARUSP) di cui anch’egli è socio e collaboratore estero. Nel 1910, Vovk viene eletto presidente della SARUSP dando così un nuovo slancio all’attività del sodalizio. Dal 1911 al 1912 si svolgono ben 28 adunanze, dove sono presentate 45 relazioni scientifiche, promossi convegni relativi alle problematiche sull’organizzazione degli scavi archeologici, effettuate catalogazioni e sistemazioni di reperti di varia natura e di manufatti etnografici.

Vovk trova altresì un impiego presso il Museo Russo intitolato all’imperatore Alessandro III grazie ai rapporti di stima e amicizia e ai buoni uffici dell’archeologo e geografo Dmitrij Aleksandrovič Klemenz e dell’antropologo Nikolaj Michajlovič Mogiljanskij. Qui Vovk avvia raccolte di reperti per istituire la sezione etnografica dedicata alla Russia sud-occidentale e agli altri popoli slavi organizzando molteplici spedizioni non solo nel governatorato di Černigov, Volyn’, Kiev, Ekaterinoslavsk, Kursk, Voronež, Kuban’, ma anche nell’impero austro-ungarico. Durante queste ricerche raccoglie circa tremila manufatti etnografici e più di mille fotografie. Le sale espositive si arricchiscono di una vasta congerie di oggetti appartenenti a molteplici gruppi, a eschimesi, čukči, ebrei e ad altri popoli dell’Asia settentrionale. Durante gli anni di lavoro presso il museo Vovk ritiene opportuno acquisire pure reperti archeologici e oggetti dell’età della pietra utili in una prospettiva evoluzionistica se confrontati con quelli etnografici. La direzione si avvaleva della sua esperienza per l’acquisizione delle nuove collezioni. Nelle contrattazioni per l’acquisto di materiali da esporre nel museo non disdegna la contrattazione per spuntare un giusto prezzo [Tichonov 2012, 303].

Oltre agli impegni museali Vovk riprende anche l’attività didattica presso l’Università di San Pietroburgo e nel 1907 inizia ad insegnare antropologia e archeologia preistorica in qualità di privatdozent [5]. Si tratta del periodo in cui lo studioso getta le fondamenta per costituire una solida base per la scuola di antropologia russa. I corsi si rifanno prevalentemente a posizioni e studi di antropologi francesi e americani, sostenitori dell’evoluzionismo classico. In particolare, per la parte concernente l’antropologia preistorica si presero in considerazione i lavori del paletnologo Gabriel de Mortillet, uno dei fondatori della scuola francese.

Vovk concepisce l’antropologia come un insieme di discipline raggruppabili in tre sezioni: l’antropologia preistorica, l’etnografia e l’antropologia anatomica. Di conseguenza la struttura degli insegnamenti rispecchia a pieno tale visione. Il percorso degli studi inizia con una panoramica storico-geografica sull’antropologia preistorica e un’attenzione specifica alla periodizzazione della storia umana mediante l’osservazione dei fossili e degli utensili un tempo utilizzati dagli uomini prestorici. Durante le lezioni di etnografia si esaminano invece manufatti e arnesi da lavoro, mezzi di trasporto, pietanze e modalità di preparazione del cibo, abitazioni, vestiti delle più diverse popolazioni. Solo in un secondo momento l’attenzione si sposta sulla cultura sociale e simbolica. L’antropologia anatomica, infine, prevede un’indagine letteralmente in corpore vili, con lezioni dedicate anche alla conoscenza e all’uso della strumentazione antropometrica come si evince nella Figura n. 3 che ritrae Vovk con i suoi allievi[6].

Figura 3. L’immagine è stata scattata in una delle aule dell’Università di San Pietroburgo e ritrae Vovk mentre mostra ai suoi studenti come devono essere eseguite le misurazioni antropometriche. Si noti uno studente nell’atto di abbracciare lo scheletro che gli sta accanto, forse all’insaputa del maestro. Un gesto goliardico che stempera l’atmosfera tradizionalmente austera e formale di una lezione universitaria.

L’insegnamento di Vovk si sostanzia nell’incrocio e nella comparazione di dati di natura fisica e culturale riferibili a popolazioni diverse così da identificarne gli elementi utili per una loro classificazione e una loro disposizione lungo un comune asse evolutivo.

Gli allievi ricordano i corsi sia per la semplicità dell’esposizione sia per la disponibilità del maestro agli eventuali approfondimenti. Le porte del suo gabinetto sono aperte a tutti: professori e studenti si riuniscono per discutere e impegnarsi in dibattiti o per gettare le basi di nuove attività di ricerca. Vovk amava stare in compagnia dei suoi alunni, trasmettere agli altri ciò che aveva imparato durante il suo percorso formativo. Dotato di una personalità forte e risoluta, il suo motto era “prendere il toro per le corna” e infatti una simpatica vignetta fatta da uno dei suoi studenti, Aleksandr Aleksandrovič Miller, lo ritrae alle prese con un grosso toro (figura n. 4) [Tichonov 2012, 305].

Nonostante tale sua taurina risolutezza lo studioso deve fare i conti con alcune resistenze e certuni veri e propri ostracismi: durante la sua permanenza all’università pietroburghese, l’antropologia viene infatti considerata disciplina secondaria in subordine, ad esempio, alla geografia. Gli sforzi di Vovk nel voler istituire una cattedra indipendente non saranno ripagati se non dopo la sua morte. Quando, inoltre, l’Università di «San Pietroburgo decide di concedergli il titolo di Dottore Honoris Causa, l’antropologo moscovita Dmitrij Nikolaevič Anučin si oppone, per forti divergenze sulle metodologie adottate nelle misurazioni antropometriche [Tichonov 2012, 305]. Il sospirato titolo di Dottore arriverà comunque ma soltanto nel 1917, purtroppo quando già grave è lo stato di salute di Vovk che in questo medesimo anno muore.

Alla luce di quanto sinora esposto, la realizzazione della Scuola di antropologia a San Pietroburgo, alla quale Vovk dedica gli ultimi tredici anni della sua vita, resta la sua eredità forse più importante. Tra i suoi allievi possiamo citare alcuni nomi illustri come l’archeologo Pëtr Petrovič Efimenko, gli antropologi ed etnografi Sergey Ivanovič Rudenko, David Alekseevič Zolotar’ov e Anatolij Zinov’evič Nosov.

Lo sguardo di Vovk

A partire dalla fine dell’Ottocento come ricorda anche Paolo Chiozzi:

L’invenzione delle tecniche di registrazione visiva fu accolta con grande entusiasmo dagli scienziati [...] quelle tecniche che avrebbero permesso non solo di analizzare fatti umani troppo fugaci per poter essere analizzati a fondo (si pensi ad esempio allo studio di Charles Darwin su La espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali), ma anche di creare degli archivi visuali per conservare la memoria di un mondo che ineluttabilmente sarebbe svanito sotto la spinta della ‘modernizzazione’[Chiozzi 2016, 271].

Figura 4. Vignetta disegnata da Aleksandr Aleksandrovič Miller che ritrae Vovk mente prende il toro per le corna

Anche Vovk non poteva rimanere indifferente davanti alla possibilità di catturare attraverso l’obiettivo della macchina fotografica le popolazioni da lui studiate. Tale fatto si desume anche dalla corrispondenza tra Vovk e un suo allievo Pavlo Zacharovyč Rjabkov[7] durante la spedizione etno-antopologica a Bojkivščyna e Bukovyna, regioni situate sui monti Carpazi. Tale viaggio venne organizzato nel 1904 dalla Società Scientifica di Ševčenko a cui oltre a Vovk e Rjabkov prendono parte anche Ivan Jakovyč Franko e il folklorista Zenon Franciskovyč Kuzelja. In circa due mesi di lavoro gli studiosi realizzarono una preziosa raccolta di fotografie antropometriche (Figure n. 5,6,7,8), ma anche numerosi scatti raffiguranti oggetti di vita quotidiana. Dalle lettere si evince che presso l’abitazione di Franko a Leopoli, a circa un centinaio di chilometri dal luogo della spedizione, è allestito un apposito laboratorio con camera oscura. Vovk, sul campo, esegue personalmente le foto e spedisce periodicamente le lastre a Rjabkov che le sviluppa. In una missiva non datata, lo studioso si lamenta dell’incessante pioggia che rischia di penalizzare il suo lavoro di fotografo; chiede perciò al suo allievo di informarlo circa la resa delle immagini sulla cui riuscita ha dei dubbi in considerazione delle cattive condizioni climatiche in cui erano state scattate. In data 26 agosto Rjabkov così si esprime sulle foto prodotte dal maestro con un filo di sottile ironia:

Figura 5. Tipi di Bukovyna; trattasi di foto scattate da Vovk che raffigurano gli abitanti di alcuni villaggi. Ad ogni coppia di fotografie di faccia e di profilo è attribuito un numero progressivo di archiviazione insieme al nome e al cognome della persona ritratta, le misure generali e il villaggio di provenienza.

La nuova macchina fotografica può dare ottimi risultati solo se si impara a usarla perfettamente e ad averne una completa padronanza, che ahimè Lei non ha ancora acquisito [...]. Tra queste ci sono 4-5 [fotografie] ben riuscite, particolarmente bene è venuta la vecchietta fotografata di profilo. [...] I migliori sono i volti, per non parlare della luna, che probabilmente Voi avete fotografato di buon grado. In mezzo alla natura e alle belle donne - e le donne di Bojkivščyna sono belle, - pacificamente siete immerso tra la luna e la poesia. Quanto a me, mi annoio; se non fosse per le vostre spedizioni, me ne sarei già andato via a visitare qualche cittadina nei dintorni.

Figura 6. Tipi di Bukovyna.

Con il passare del tempo Vovk riesce a padroneggiare meglio la macchina fotografica. Il 18 novembre Rjabkov lo rassicura: «Tutto il lavoro è stato fatto in tre settimane [...]. Tutto è stato sviluppato e stampato. Il risultato è abbastanza buono» [Naulko 2001, 107-108]. In totale durante codesta spedizione si sono misurate e fotografate circa 300 persone sia di faccia che di profilo [Gluško 2010, 42].

Vovk continua ad interessarsi alla fotografia e soprattutto alle modalità di ripresa anche negli anni a venire. Nel 1910, scrivendo a Rjabkov lo rampogna per le inquadrature approssimative di alcune foto eseguite per conto di un museo. In particolare fa presente che le immagini ritraggono un ammasso di cose senza ordine alcuno. Vovk ricorda a Rjabkov che la prima regola dell’etnografia è quella di fotografare ogni oggetto separatamente, consigliando di “aggiustare” alcune immagini con la vernice bianca per cancellare le abitazioni visibili in secondo piano. Sta insomma facendosi fautore della tecnica dello scontorno per porre in particolare risalto i soggetti enucleandoli dal contesto, tecnica raccomandabile soprattutto nel caso di ritratti antropometrici o di persone di cui si doveva mettere in particolare evidenza la veste, il costume.

Nell’uso “ragionato” del mezzo fotografico, nell’attenzione che lo studioso ritiene di dover dare all’inquadratura e alla disposizione dei soggetti riteniamo si possa individuare un’analogia con l’attenzione per il dettaglio che a suo dire deve informare la pratica etnografica nel suo complesso. Eccone una prova. I lunghi anni di esperienza maturati nel corso di numerose spedizioni inducono Vovk a elaborare dei ben definiti programmi per la raccolta e la catalogazione dei dati etnografici. In uno di questi, relativo alla descrizione delle pratiche matrimoniali, pubblicato nel 1911 nella rivista Živaja Starina, e suddiviso in 43 punti, l’autore esorta gli studiosi alla cura del dettaglio anche se possa apparire di primo acchito insignificante. Sottolinea pertanto l’importanza di indagare non solo l’hic et nunc ma di assumere informazioni pure sugli eventi antecedenti o successivi al rito nuziale, ad esempio sul così detto “mercato delle spose”, luogo in cui si riunivano le ragazze per trovare marito, o, all’opposto, sulle pratiche del divorzio [Volkov 1911: 27-30].

Vovk pur nei limiti del quadro scientifico in cui si muove, pur essendo figlio di un approccio eminentemente evoluzionista, si mostra conscio dell’importanza del saper guardare quale presidio indispensabile a una buona pratica etnografica.

Figura 7. Tipi di Bukovyna.

Figura 8. Tipi di Bukovyna.

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Volkov Th. 1905,Variations squelettiques du pied chez les primates et dans les races humaines, Università di Parigi.

Vovk F. 1908, Antropometry č ni doslidy ucra ï nc’kogo naselennja Galy č yny, Bokovyny j Ugor šč yny, Leopoli: NTŠ Materijaly do ucraïns’ko-rus’koï ento-l’ogiï, X(1):1-67.

Volkov F. 1912, Programma dlja sobiranija svěděnij o svadebnych’ obrjadach’ u velikorussov’ i inorodcev’ Vostočnoj Rossii, «Živaja Starina», San Pietroburgo: Tipografija Imperatorskoj Akademii Nauk’, God’ XX, 1911: 27-30.

Vovk Ch. K. 1928, Studiï z ukraïns’koï etnografiï ta antropologiï, Praga: Ukraïns’kij gromads’kij vydavnyčij fond.



[1] È doveroso precisare che alcuni saggi dello studioso pubblicati all’estero sono firmati o con il nome di Chvedir (Хведир) o Theodore (Теодор) mentre in Russia il suo cognome Vovk (Вовк) veniva russificato e trascritto come Volkov (Волков).

[2] Molti antropologi hanno fatto il loro ingresso nel mondo dell’antropologia passando prima per gli studi della Zoologia. Qui possiamo ricordare Anatolij Petrovič Bogdanov, uno dei maggiori esponenti dell’antropologia fisica russa. Da giovane, questo studioso fu in grado di arricchire le proprie conoscenze grazie a suoi viaggi all’estero dove visitò i giardini zoologici e i musei di Londra, di Parigi, Berlino e Bruxelles. Una volta rientrato in Russia iniziò ad insegnare zoologia e fu nominato responsabile del Museo di Zoologia presso l’Università di Mosca. Successivamente l’attenzione di Bogdanov si focalizzò sull’antropologia fisica per la quale raccolse un’importante collezione craniologica, frutto di numerosi scavi, che poi venne esposta alla Mostra Etnografica Panrussa da lui organizzata nel 1868 a Mosca [Baldi, Mykhaylyak 2016, 63-64].

[3] In Šljubnyj rytual ta obrjady na Ukraïni (Il rito matrimoniale e le usanze in Ucraina), l’autore percorre le tappe del rito nunziale ucraino, con i suoi attori, le sue consuetudini, le simbologie, le formule e i canti attraverso un confronto costante con le tradizioni matrimoniali dei popoli della Francia, dell’Italia, della Germania, dell’Irlanda, della Spagna, della Turchia, dell’India, del Giappone e dell’America [Franko O. O. 2006b, 52]. Ad esempio, quando viene descritto il trasferimento del corredo della sposa dalla casa d’origine a quella coniugale, Vovk arricchisce la narrazione citando nelle note la Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei dello scrittore e linguista italiano Angelo De Gubernatis; similmente, sempre a titolo di esempio, quando descrive i bauli per la custodia del corredo fa riferimento anche a quelli da lui analizzati de visu presso il Musée de Cluny di Parigi [Vovk 1928, 279].

[4] Quando può Vovk redige monografie sul suo paese anche attraverso ricerche di campo. Un importante ruolo per lo sviluppo della scienza antropologica ucraina si deve alla cooperazione tra Vovk e la Società Scientifica di Ševčenko (SSS) a partire dal 1899 [Konta 2013, 40]. Codesta cooperazione si concretizza in numerose iniziative volte a promuovere la scienza e la cultura ucraina (Figura n. 2), ma anche in importanti spedizioni nelle terre montane della Gucul’ščyna, Bojkivščyna e Bukovyna. Durante i suoi spostamenti, Vovk riesce, anche grazie all’aiuto di giovani ricercatori, ad effettuare misurazioni antropometriche e a raccogliere dati su un campione di circa 1150 persone [Gluško 2010, 421-425]. Tutto questo materiale risulta essere ancor oggi una risorsa utile agli studiosi di antropologia slava.

[5] Purtroppo il titolo di Dottore conseguito presso l’università parigina non gli fu riconosciuto dal Ministro dell’Istruzione Pubblica russo per cui Vovk fu ingaggiato dall’ateneo con una mansione meno importante, appunto quello di privatdozent.

[6] Qui segnaliamo un fatto tanto curioso quanto significativo accaduto in una di queste lezioni. Una modella fu invitata a spogliarsi per consentire agli studenti di effettuare le debite misurazioni; la sua nudità provocò uno scandalo di forte risonanza sui quotidiani tanto da essere preso come oggetto di discussione alla Duma.

[7] Pavlo Zacharovyč Rjabkov fu un etnografo ucraino che ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’archeologia ed etnografia sul territorio dell’Ucraina Meridionale.

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