Ripartire dai territori: il ruolo dell’artigianato artistico napoletano

Ripartire dai territori: il ruolo dell’artigianato artistico napoletano

Gianfranca Ranisio


Table of Contents

Reference List

Abstract

This paper analyzes some practices to enhance and promote the artistic Neapolitan handicraft, specifically the jewelry production, historically situated in Naples, inside an area specifically called, just because of its economic activities, “Borgo degli Orefici”. Handicraft is a form of technical know-how, a set of acquired and embedded skills, binding a product to specific social and cultural contexts and distinguishing it from industrial production. The artistic handicraft is a proper production of prestige goods, but this production is often in trouble with UE policies and internationalization processes, lacking of organization and synergies. The paper therefore analyzes the actions promoted by the Comune di Napoli and the Consorzio Antico Borgo degli Orefici, with the specific aim of overcoming the isolation and making a network among different social involved actors. Finally, the paper focuses the practices that aim on one hand to enhance and promote the productive resources in the area, on the other hand to build and redefine the image of the place and Neapolitan jewelry art. This can happen not by preserving the old craft forms, but enabling the processes of revision and re-functionalization of the assets, in relation to the social and cultural context of the historical center.

Keywords

Handicraft; jewelry; historical center; development; local policies

E’ ormai da qualche decennio che gli economisti hanno rivolto la loro attenzione alle peculiarità locali e alle possibilità di sviluppo a partire dalle risorse dei territori, ponendo in evidenza che lo sviluppo richiede un ambiente dinamico e la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti[1]. In tale ottica il territorio è stato reinterpretato come “forza produttiva” che offre agli agenti economici risorse decisive, specifiche condizioni di vita e di lavoro, conoscenze e linguaggi condivisi, possibilità di relazioni con altre imprese, servizi dedicati. Secondo tali impostazioni la specificità e la forza del territorio risiedono nella stretta relazione tra gli aspetti tecnico-economici e quelli sociali, culturali e istituzionali [Zanfrini 2001; Garofalo 2007]. Pertanto, se i beni prodotti su scala locale hanno la forza di mantenere la loro identità, la globalizzazione non è un ostacolo, ma anzi si integra con il localismo [Sassu 2007; Sassu, Lodde 2003].

Gli antropologi hanno da tempo rilevato come con la globalizzazione, parallelamente all’attenuazione delle differenze, si sia affermata la ricerca e la valorizzazione delle diversità e analizzano il modo in cui il locale si articola rispetto al globale, dando luogo a nuove formazioni e produzioni culturali. Anche l’Unesco, nelle sue dichiarazioni, ha più volte sostenuto l’importanza della salvaguardia della diversità del patrimonio culturale, come bene che le generazioni presenti devono trasmettere alle future [dichiarazione del 1997, art.7] e, in particolare, con la Convenzione del 2003 ha riconosciuto l’importanza del patrimonio culturale immateriale, definendo i criteri per la sua tutela e valorizzazione [Bravo, Tucci 2006: 84; Bindi 2009: 157].

Tra i beni immateriali rientrano l’artigianato tradizionale e i saperi locali, legati a lle risorse del territorio, che rimandano sia a processi di patrimonializzazione, che di rilancio economico. L’artigianato gioca un ruolo importante nel rapporto locale/globale e, soprattutto nelle località dense di storia, si autopropone come parte del patrimonio storico e culturale locale nel messaggio che veicola rispetto al turismo [Herzfeld 2004, Broccolini 2008: 124].

Il saper fare tecnico è un insieme di competenze acquisite, incorporate, trasmesse che lega una produzione artigianale al territorio, a specifici contesti sociali e culturali. L’artigianato, infatti, non è solo ed unicamente “prodotto”: è anche tecnica, tramandata per via familiare o per apprendistato, è “sapere”, o meglio “saper fare”, spesso non formalizzato e esplicitato [D’Onofrio, Joulian 2006]; è quindi legato al contesto entro cui si sviluppa, alle condizioni non solo tecnico-ecologiche ma anche simboliche.

Si tratta di saperi locali, che spesso si scontrano, rispetto alle politiche comunitarie e ai processi di internazionalizzazione, con difficoltà organizzative e mancanza di sinergie. Al termine artigianale si deve dare un’ampia significatività, che comprenda non solo le competenze e il bagaglio tecnico, di cui gli artigiani sono detentori, ma anche la creatività individuale, che contraddistingue questo tipo di produzione da quello massificato e seriale. Come Sennet pone in evidenza, nel lavoro artigianale atti fisici di ripetizione e di esercizio consentono di sviluppare abilità tecniche dall’interno, nell’unità mente corpo, per questo la routine non è qualcosa di statico, ma qualcosa di dinamico, in continua evoluzione, che permette lo sviluppo della maestria tecnica e che fa sì che gli artigiani esprimano orgoglio per le abilità che maturano, per la padronanza che acquisiscono proprio attraverso la ripetizione di determinati atti [2008: 279]. Molti degli artigiani insistono nel sottolineare che il loro lavoro ha come premessa la fase della progettazione/ideazione, che precede la realizzazione; insistono sulla creatività. Infatti, l’artigianato artistico ingloba in sé la manualità del “saper fare” e l’aspetto estetico della dimensione creativa, si qualifica perciò come un’importante risorsa per l’economia e l’imprenditorialità di un territorio ed è in relazione con la rete turistica e culturale. Attualmente, e in forma sempre più consistente, tra le attività promosse dal turismo rientrano la commercializzazione e la valorizzazione di ciò che costituisce il locale, come modo di vita ma anche come produzione, dai beni enogastronomici, ai prodotti tipici, all’artigianato anche artistico, alle produzioni di eccellenza [Simonicca 2004; Id. 2006; Smith, Robinson 2006]. Infatti l’oggetto prodotto non è solo materia ma è anche veicolo di significati simbolici, è in rapporto con le tradizioni e la vita di un gruppo sociale, all’oggetto si attribuisce la capacità di assolvere a funzioni utilitarie ed estetiche e, in forma sempre più diffusa, a funzioni identitarie o etniche [Angioni 2007: 60, Id. 2011].

In questo quadro è opportuno ripensare il modo in cui si articolano i rapporti tra le diverse filiere economiche, ricercando nuove forme di messa in rete, che consentano la valorizzazione del territorio anche a fini turistici e diano valore al patrimonio immateriale e simbolico.

Per analizzare il modo in cui ciò che attiene al locale ed è campo di interessi diversi può divenire risorsa e creare sinergie a partire dalle forze presenti - cioè le istituzioni locali, le associazioni, le categorie professionali, i consorzi - , è importante considerare quali sono le pratiche e le retoriche discorsive a cui tali forze ricorrono ed il ruolo effettivo che giocano rispetto al rapporto locale/globale. Infatti, gli attori sociali, che si muovono in un microcontesto, devono a loro volta interagire con istituzioni nazionali e sovranazionali, impegnandosi in progetti e programmazioni che fanno riferimento a decisioni prese altrove, ad esempio nel rispetto delle norme comunitarie o nell’utilizzo dei fondi europei.

In questa relazione ho inteso soffermarmi su alcune iniziative rivolte all’artigianato orafo napoletano, intraprese da istituzioni locali e associazioni di categoria, allo scopo di promuovere questo settore a livello economico e culturale.

Napoli rappresenta una realtà sociale complessa, è stata città capitale europea, ma è anche una città in cui il degrado urbano si è avvertito più che altrove e in modo più eclatante, a seconda delle varie temperie storiche. L’artigianato artistico può essere uno strumento strategico ed efficace di promozione del contesto napoletano, nel quale sono presenti importanti attività, tra le quali l’arte presepiale, l’arte del restauro, la produzione di orafi, liutai, ceramisti, cesellatori, doratori, ferrai ed ebanisti. In questa realtà i mestieri tradizionali devono essere analizzati tenendo conto del rapporto tra tecniche e produzione, a prescindere da ogni riduzione in chiave folkloristica, così presente nella letteratura su Napoli, che una lunga tradizione ha descritto come caratterizzata da venditori di vario tipo, ambulanti e suonatori di mandolino. E’ importante, infatti, partire da due considerazioni: il ruolo importante che ha avuto l’artigianato come settore produttivo nella storia di Napoli e il radicamento di alcuni antichi mestieri nel territorio urbano. Da più secoli si è andato strutturando un rapporto tra luoghi e mestieri, soprattutto per quelle produzioni definibili di prestigio, parte delle quali sono ancora presenti negli stessi luoghi [Balletta 2002].

In particolare mi soffermerò su alcuni interventi e alcune pratiche messe in atto dal Consorzio Antico Borgo Orefici, in sinergia con il Comune di Napoli, in un settore delicato come quello dell’arte orafa, la cui storia si interseca con quella della città, iniziative intraprese in nome del territorio e della specificità locale. La zona degli Orefici è sin dall’età medievale sede della produzione orafa napoletana, costituisce quindi il luogo di radicalizzazione storica degli orafi, riuniti per secoli in una corporazione detta “nobile arte degli orefici”, il cui primo statuto risale al 1380, durante il regno di Giovanna I di Angiò. Questa zona negli anni Novanta del Novecento ha perduto molte delle sue aziende, le più grandi, quando è stato istituito il Tarì a Marcianise (Ce), progettato con l’intento di costituire un polo industriale moderno e di operare una riorganizzazione del settore attraverso forme di cooperazione e di formazione specifica[2]. Nel tessuto urbano sono rimaste le aziende di dimensioni più piccole, queste si sono riunite in un Consorzio che ha preso il nome di Antico Borgo Orefici, che comprende anche i commercianti della zona. Il Consorzio in questi anni ha attuato una politica sia di contrasto degli effetti dell’esodo, sia di promozione della produzione locale e di ricerca di una propria identità di marchio, richiamandosi al rapporto tra attività e zona e ridefinendo la propria mission, che dovrebbe consistere in una produzione di qualità destinata alla vendita al dettaglio.

Dal punto di vista dell’immagine e della comunicazione, il Consorzio ha promosso la valorizzazione della storia stessa del luogo, richiamandosi al passato medievale, rappresentato dall’uso del nome antico borgo e adoperandosi anche con la creazione di un’insegna di stampo medievale, che si trova oggi esposta vicino alle botteghe e sui cartelli all’ingresso della zona[3]. Contemporaneamente il Consorzio ha ribadito la propria collocazione nel centro storico attraverso la “messa in mostra” per fini turistici. Ha cioè operato per rendere ciò che era stato un punto di debolezza, che era all’origine dell’esodo delle aziende più importanti, e cioè il trovarsi in una zona poco adatta ai moderni standard della produzione, per farne un punto di forza, inserendosi nei progetti di rilancio turistico del centro antico. In questo ha operato in sinergia con il Comune di Napoli, che è impegnato da più anni nella valorizzazione del tessuto urbano della zona degli Orefici, con azioni dirette come la riqualificazione urbanistica ed ambientale e forme di incentivazione per la rivitalizzazione delle piccole attività commerciali ed artigianali che vi sono ubicate. Vi sono state negli ultimi anni, diverse iniziative promosse dal consorzio e dal comune, assieme ad associazioni culturali o professionali, rivolte a integrare queste botteghe nel patrimonio artistico del centro Antico e a collegare queste attività a circuiti turistico-culturali. Inoltre in alcuni fine settimana le botteghe ed i laboratori artigiani sono stati aperti al pubblico e sono state organizzate esposizioni. Considererò qui alcune iniziative intraprese nel 2009 (periodo febbraio-luglio), che ritengo significative, perché rivolte sia a sottolineare la specificità e la creatività artigianale, che a promuovere forme di innovazione nella produzione.

In occasione della festa di San Valentino, si è svolta la manifestazione I gioielli del Borgo Orefici incontrano i gioielli della terra, promossa dal Consorzio Antico Borgo Orefici e dalla Coldiretti, mentre in alcuni sabati del periodo primaverile e nei fine settimana di maggio si è svolta l’iniziativa Borgobello, che ha visto collaborare insieme nell’organizzazione più soggetti: il Consorzio Antico Borgo Orefici, la Coldiretti e la Fiera Antiquaria napoletana; entrambe le manifestazioni si sono svolte con il patrocinio del Comune di Napoli.

In queste iniziative si è inteso accostare prodotti della terra e gioielli per promuovere produzioni specifiche del napoletano, richiamando il valore del territorio e del prodotto locale[4]. Per San Valentino sono stati esposti nelle vetrine dei negozi orafi numerosi stand allestiti dai produttori agricoli di Napoli e provincia, che hanno aderito all’evento. In quell’occasione non era previsto, però, un acquisto diretto dei prodotti ma, in base all’entità dei preziosi acquistati, era possibile ricevere in omaggio dei prodotti agroalimentari, che comprendevano produzioni ortofrutticole di stagione, conserve di ortaggi e frutta di vario genere, oli extravergine di oliva, vini, formaggi, miele e dolci tipici del territorio campano. Esperienze di vendita sono state invece quelle realizzate in occasione della manifestazione Borgobello , durante la quale gli stand dei “mercati del contadino”, assieme a quelli della fiera antiquaria, sono stati allestiti all’interno del borgo stesso. Riscoprire i prodotti locali, avvicinare il cittadino ai prodotti dell’entroterra, favorire le forme di vendita diretta dal produttore al consumatore su questo si basa questa iniziativa, replicata anche nel 2010. L’abbinamento tra gioielli e prodotti agricoli potrebbe essere considerato come una ricerca di validazione reciproca: i prodotti della terra sono chiamati a garantire della specificità locale dei gioielli prodotti al borgo, i gioielli a loro volta garantiscono della eccellenza dei prodotti della terra secondo un duplice processo legato alla valorizzazione di ciò che è prodotto localmente. Sulla costruzione del prodotto tipico e sui processi di tipicizzazione dei prodotti agroalimentari esiste oggi un’interessante letteratura, che pone in evidenza come il prodotto tipico si opponga ai prodotti di massa, si identifichi con una località, sia costruito sulla rappresentazione dell’identità locale, che da bene inalienabile diviene parte della cosa scambiata, parte e veicolo della cultura locale [Papa 1999; Id. 2002 :160]. Tuttavia queste iniziative si basano su una concezione più ampia di valorizzazione del prodotto locale, sono collegate ai mercati del contadino , che presuppongono come caratteristiche la filiera corta e la commercializzazione del prodotto locale e stagionale. In questo modo, promuovendo il prodotto locale come bene che ha in sé tali caratteristiche, si sono volute intrecciare relazioni fra il prodotto agroalimentare locale e altre attività del territorio, come l’attività orafa e quella antiquaria, con l’intento di apportare benefici alla pluralità dei soggetti coinvolti.

Altre due manifestazioni, che mi sembrano di notevole interesse, rappresentano la volontà di mettere in relazione ambiti artigianali e commerciali differenti, ma di particolare rilievo nella tradizione produttiva napoletana. Il 30 maggio, in occasione della mostra: I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei maestri dell’arte [5], inserita nel Maggio dei Monumenti, dedicata a gioielli e tessuti preziosi, si è svolto il convegno: Borgo Orefici tra tradizione e innovazione - Viaggio tra i borghi e le strade delle arti di Napoli. In quest’occasione, nel presentare le opere dei maestri che operano nelle aree del Borgo Orefici e di Piazza Mercato, secondo una tradizione artigianale mai interrotta, è stato illustrato il progetto relativo a queste due zone contigue, che prevede la costituzione del “Polo della cerimonia e del tempo libero", attraverso la cooperazione tra il sistema delle imprese orafe, le botteghe del tessile e i soggetti pubblici interessati a questi settori. Inoltre l’esposizione di gioielli realizzati su modelli antichi, attraverso linee che si riportano alla storia della monarchia borbonica e al passato greco-romano denota un altro aspetto qualificante che emerge dalle iniziative del consorzio: la presenza di un lavoro di ricerca, attraverso la valorizzazione di competenze storiche e archivistiche, abbinato all’utilizzo di tecnologie sempre più raffinate, che chiama in causa creatività e innovazione e li coniuga con la tradizione. Infatti, i gioielli sono rivisitati in chiave moderna per renderli adatti ai gusti contemporanei, preservandone però, allo stesso tempo, le caratteristiche storico-locali.

Altra iniziativa qualificante è stata la realizzazione dell’evento: Il rilancio dell’artigianato di identità a Napoli: gli Ori di Borgo Orefici incontrano gli “Ori” di Capodimonte, svoltasi il 25 luglio, in occasione dell’Assemblea Generale dei Comuni membri dell’Associazione Italiana Città della Ceramica (AICC), proprio a Capodimonte, nel contesto storico-geografico d’origine della produzione ceramica, produzione che, introdotta a Napoli nel Settecento da Carlo di Borbone, è poi continuata sino ad oggi come artigianato di qualità[6], nonostante, dalla fine degli anni Novanta, il numero di imprese e di lavoratori si sia progressivamente ridotto a causa degli effetti delle crisi internazionali, che hanno colpito il settore. In quest’occasione , è stato presentato un gioiello denominato La Bulla, che nel mondo romano era un antico segno distintivo dei giovanetti nati liberi, un amuleto che li proteggeva fino alla maggiore età. Il monile è prodotto in argento e biscuit (ceramica senza rivestimento),ed è realizzato in 5 diversi colori, bianco, blu, nero, arancio e grigio argento.

Questa realizzazione, che ha visto lavorare insieme orafi e ceramisti, cioè gli orafi del Consorzio Antico Borgo Orefici e i ceramisti dell’associazione “Amici della Real Fabbrica di Capodimonte”, presenta delle forti valenze simboliche. E’ un oggetto che vuole comunicare più messaggi: infatti per la sua produzione è stata creata una sinergia tra tradizioni produttive differenti, ma che fanno parte della storia della città, rivendicando la continuità del loro ruolo produttivo attraverso un nuovo gioiello che ne raggruppa le caratteristiche. In questo modo, inoltre, si sono esaltate le potenzialità dell’ambiente tecnico locale, considerandolo non solo come depositario di tradizioni ma anche come base di conoscenze e di esperienze, da cui partire per nuove acquisizioni. Infatti si è inteso sottolineare il contesto produttivo napoletano è un ambiente tecnico capace di reagire in modi creativi sia ai contatti tecnologici, che all’introduzione e alla commistione con materiali ed elementi diversi e di varia provenienza.

Alla Bulla, che si autorappresenta in quest’ottica come gioiello identitario, è stato dedicato anche il fabbricato, destinato a diventare l’incubatore d’impresa degli orafi napoletani, cioè il luogo di formazione per otto microimprese orafe, assegnato al Consorzio Antico Borgo Orefici in un sistema misto, a commistione pubblico-privata. In quest'ottica sono stati eseguiti i lavori di recupero statico e funzionale del fabbricato, che si trova nella zona attigua a piazza Mercato, in prossimità della chiesa di S. Eligio, protettore degli orafi. Il rilievo dato alla formazione e alla creazione d’impresa è uno degli aspetti più significativi: molti autori insistono sull’importanza dell’apprendistato secondo il celebre detto che il mestiere, l’arte si ruba, non si insegna [Angioni 1986; Clemente 2007; Herzfeld 2004]. Infatti parte integrante della didattica artigianale è lo stimolo della capacità di osservazione, in questo la pratica svolge una funzione educativa. D’altra parte, là dove è venuta meno la trasmissione intergenerazionale e certi mestieri sono stati abbandonati, è importante che si sopperisca con la formazione per non far scomparire determinate attività che possono oggi rappresentare, se esercitate in una nuova prospettiva, delle risorse. L’incubatore di imprese la Bulla nasce proprio con l’intento di collegare direttamente la produzione orafa alla formazione dei giovani.

Queste iniziative nel loro insieme pongono in evidenza i tentativi di superare l’isolamento dei vari soggetti coinvolti per fare sistema, in un rapporto positivo tra enti locali, - in questo caso il Comune di Napoli - e attività commerciali e imprenditoriali, con l’intento di superare antiche diffidenze, che caratterizzano il mondo degli artigiani e di valorizzare e incentivare le risorse produttive presenti sul territorio.

In tale direzione si indirizzano le attività del Consorzio Antico Borgo Orefici, che si propongono di favorire la formazione e di valorizzare l’artigianato artistico, ricollegandosi a una ridefinizione del territorio e dei progetti per il territorio, non attraverso la preservazione delle vecchie forme artigianali ma attivando processi di rielaborazione e rifunzionalizzazione delle attività, che si pongono in rapporto con il contesto sociale e culturale del centro storico.

Reference List

Angioni G. 1986, Il sapere della mano. Saggi di antropologia del lavoro, Palermo: Sellerio.

--- 2007, Se l’artigianato è artistico in Caoci A., Lai F. (eds.) Gli “oggetti culturali”. L’artigianato tra estetica, antropologia e sviluppo locale, Milano: Franco Angeli, 58-69.

--- 2011, Fare, dire, sentire. L’identico e il diverso nelle culture, Nuoro: Il Maestrale.

Balletta F. 2002, L’artigianato in Campania nel ventesimo secolo, in Croce A., Tessitore F., Conte D. (eds.) Napoli e la Campania nel Novecento. Diario di un secolo, Napoli: Ediz. del Millennio, 63-90.

Bindi L. 2009, Volatili misteri. Festa e città a Campobasso e altre divagazioni immateriali, Roma: Armando.

Bravo G.L.,Tucci R. 2006, I beni culturali demoetnoantropologici, Roma: Carocci.

Broccolini A. 2008, Scena e retroscena di un “patrimonio”. Artigianato, turismo e cultura popolare a Napoli, Verona: Quiedit.

Caoci A., Lai F. (eds.) 2007, Gli “oggetti culturali”. L’artigianato tra estetica, antropologia e sviluppo locale, Milano: Franco Angeli.

Clemente P. 2007, Tra folklore, arte e saperi: le strade intermedie dell’artigianato, in Caoci A., Lai F. (eds.), Gli oggetti culturali. L’artigianato tra estetica, antropologia e sviluppo locale, Milano: Franco Angeli, 46-57.

Colombo P. (ed.) 2007, La grande Europa dei mestieri d’arte. L’artigianato artistico d’eccellenza, Firenze: Vita e pensiero.

D’Arbitrio N. 2009, I borghi e le strade delle arti di Napoli. I gioielli e i tessuti d’oro e d’argento dei maestri dell’arte, Napoli: Artemisia.

D’Onofrio S., Joulian F. 2006, Dire le savoir faire. Gestes, techniques et objets, Paris : L’Herne.

Garofalo G. (ed.) 2007, Capitalismo distrettuale, localismi d’impresa, globalizzazione, Firenze: Univ. Press.

Herzfeld M. 2004, The Body Impolitic. Artisans and Artifice in the Global Hierarchy of Value, Chicago: The Univ. of Chicago Press.

--- 2006, Antropologia. Pratica della teoria nella cultura e nella società, Firenze: SEID.

Latouche S. 2004, Survivre au développement, Paris: Fayard, (trad. Ital. 2005, Come sopravvivere allo sviluppo, Torino: Bollati Boringhieri )

Papa C. 1999, Antropologia dell’impresa, Milano: Guerini.

--- 2002, Il prodotto tipico come ossimoro: il caso dell’olio extravergine d‘oliva umbro in Siniscalchi V. (ed.) Frammenti di economie. Ricerche di antropologia economica in Italia, Cosenza: Pellegrini, 159-191.

Raffa M. (ed.) 2011, Napoli. Innovazione e sviluppo. Cronaca di una sfida, Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane.

Sassu A. 2007, Elementi nuovi, anzi vecchi, per lo sviluppo economico regionale in Caoci A., Lai F. (eds.), Gli “oggetti culturali”. L’artigianato tra estetica, antropologia e sviluppo locale, Milano: Franco Angeli, 170-178.

Sassu A., Lodde S. (eds.) 2003, Saperi locali, innovazione e sviluppo economico. L’esperienza del Mezzogiorno, Milano: Franco Angeli.

Sennett R. 2008, The Craftsman, New Haven & London: Yale Univ. Press, (trad. ital. L’uomo artigiano, Milano: Feltrinelli).

Simonicca A. 2004, Turismo e società complesse. Saggi antropologici, Roma: Meltemi.

--- 2006, Viaggi e comunità: prospettive antropologiche, Roma: Meltemi.

Siniscalchi V. 2002, “San Marco produce”. Retoriche dell’economia e dinamiche politiche nel Sannio in ID. (ed.), Frammenti di economie. Ricerche di antropologia economica in Italia, Cosenza: Pellegrini, 313-345.

Smith M. K., Robinson M. (eds) 2006, Cultural tourism in a Changing World: Politics, Partecipation and (Re)presentation, Clevedon: Channel View Publications.

Zanfrini L. 2001, Lo sviluppo condiviso: un progetto per le società locali, Milano: Vita e Pensiero.



[1] Non mi soffermerò in questa sede sulla discussione critica intorno al concetto di sviluppo, per cui rimando tra gli altri a Herzfeld 2006 e a Latouche 2004.

[2] Nel 2001, il Comune di Napoli, la Regione Campania ed altri enti pubblici locali da un lato, e alcune associazioni di privati, tra cui il Consorzio Antico Borgo Orefici, il Consorzio Oromare, il Consorzio Il Tarì, dall’altro, hanno stipulato un protocollo di intesa per la costituzione del “Polo Orafo Campano”.

[3] Cfr. anche Broccolini 2008, rispetto alle sue valutazioni ritengo però che sia importante inquadrare lo sviluppo del settore orafo in una prospettiva temporale più ampia di quella da lei presa in esame.

[4] Come ha sottolineato l'assessore al Commercio e Sviluppo del Comune di Napoli, Mario Raffa: “Borgobello si colloca all'interno delle iniziative dell'amministrazione tese a portare all'attenzione dei cittadini lo sforzo congiunto dell'amministrazione e dei soggetti privati per lo sviluppo e la riqualificazione sociale e commerciale del centro storico". Sulle iniziative intraprese durante il periodo del suo Assessorato cfr. Raffa 2011

[5] La mostra svoltasi dal 15 maggio al 15 giugno presso l’Archivio di Stato è stata curata da Nicoletta D’Arbitrio che ha redatto il catalogo (2009).

[6] La ceramica di Capodimonte, assieme alla lavorazione del corallo di Torre del Greco, è considerata tra le produzioni artigianali d’eccellenza per la Campania [Colombo 2007]

Refback

  • Non ci sono refbacks, per ora.




ISSN 2284-0176

 

Creative Commons License

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License (CC-BY- 4.0)